Quest'estate è stata davvero calda, la più calda degli ultimi 150 anni, cioè da quando si è cominciato a tenere la storia delle temperature.
Che cosa fare allora? Ci ritireremo tutti nel sottosuolo, dove è più fresco?
Probabilmente l'anno prossimo farà ancora così caldo, se non, addirittura, peggio. È il parere di quasi tutti i meteorologi e gli esperti.
Ahi, ahi, siamo davvero messi male!
Gli scettici sul riscaldamento globale e sulle sue cause hanno dovuto ricredersi e il loro numero si è ridotto di un bel po'.
Tuttavia, anche smettendo subito di mandare "gas serra" nell'atmosfera, occorrerebbe almeno una decina d'anni per averne un beneficio sul clima della terra.
Sull'onda di questi pensieri inizio il mio racconto.
Oggi il nonno Aldo e Bice hanno deciso di fare un'escursione, una visita all'esterno, al di fuori, all'aria aperta.
Tutte le gallerie sono sì confortevoli, sicure, illuminate e belle, ma c'è anche voglia di dare ogni tanto un'occhiatina al cielo, alle nuvole, al sole, alle stelle.
E si può fare, le norme correnti del CaveLiving lo permettono.
Ogni ingrottato ogni tanto può tornare in superficie per qualche ora, rispettando i turni stabiliti per il proprio livello o "piano grotta”.
Aldo e Bice hanno già preso l'ascensore. Dal livello -18 stanno risalendo al piano zero.
Ogni piano è un'unità satellite, coi suoi suoni, luci e attività: manifatture, serre, uffici, residenze, ecc.
Eccoli ora nella sala di preparazione, dove devono indossare la bianca tuta refrigerata, con guanti, elmetto e visiera.
La bimba l'ha fatto rapidamente.
Nella tasca della tuta s'è messa il sassolino rosa, che il nonno le ha regalato tempo fa. Lui l'aveva raccolto da bambino in un fiume e Bice vorrebbe trovarne un altro simile.
È pronta e scalpita impaziente, ma Aldo ha bisogno del suo tempo per prepararsi.
Ed ora, finalmente, sono fuori.
– Caspita, che luce! Non me lo ricordavo così il mondo esterno, – esclama Bice.
– La volta scorsa siamo usciti di notte – lui le ricorda, – c’erano le stelle, bellissime. Però il giorno è tutta un’altra cosa!
– Dove andiamo, nonno?
– Facciamo due passi qui intorno, poi prenderemo il drone-navetta che vedi qui sotto: l’ho prenotato per la nostra escursione.
– Che bello! Non vedo l’ora, – esclama Bice, saltellando.
Scendono i gradini della piattaforma e si incamminano tra i ciottoli rossastri e la sabbia.
– Dimmi, se fai fatica con la tuta, ritorniamo, – commenta il nonno.
– No, dai, andiamo fin là, dove cambiano i sassi e i colori. – chiede Bice, – che cos'è?
Aldo l’accontenta e lì arrivati, spiega:
– Ecco, qui c’era l’abitazione di qualcuno, ma il sole e le alluvioni l’hanno distrutta. Sono rimasti solo questi ruderi di pietre, di colore un po' diverso.
– Che peccato, – dice Bice, muovendo la mano per una carezza affettuosa.
– Su, torniamo e facciamo il nostro volo d'esplorazione.
Il nonno e Bice tornano alla piattaforma e s'imbarcano sul drone-navetta. È un piccolo elicottero, tutto automatizzato che il nonno può guidare con la voce:
– Partenza! Andiamo a nord!
Il drone s'innalza silenzioso, e prende subito tale direzione.
– Bice, guardati un po’ tutt’intorno. Dimmi, cosa vedi?
– Tante colline, più o meno alte, tondeggianti, un po’ grigie e un po’ marroni.
– Cara, un tempo erano monti molto più alti. Ma anche loro si sono sgretolati, appiattiti e disfatti. Un secolo fa erano bellissimi: tutti verdi, coperti da alberi, cespugli e prati.
– Vorrei poterli vedere anch'io, se erano belli come tu dici... – lei, dispiaciuta, liscia il vetro con la mano.
Qualcosa è cambiato. Ora il drone sta seguendo in volo radente un lungo solco, un po' più profondo.
– Un tempo questa zona, si chiamava valle Padana, – spiega il nonno, – e qui scorreva un grande fiume con tanti affluenti. Ora, invece, sono rimasti soltanto massi e pietre: i fiumi non esistono più.
– Non potrò mai vedere un fiume, allora? – si dispiace Bice, – desideravo trovare anch'io un bel ciottolo colorato sulla sua riva...
– E no, purtroppo. Qui restano solo grossi e brutti sassi. E la valle è più corta, perché metà è adesso coperta dal mare, risalito con lo scioglimento dei ghiacci della terra.
Il drone-navetta prosegue verso nord, silenzioso come un pensiero che non vuole distrarre.
Bice osserva tutto con occhi spalancati.
Il nonno Aldo tiene lo sguardo fisso davanti a sé: sa già cosa li attende, e quanto sia diverso dai suoi ricordi di bambino.
Le colline si fanno più alte, poi più frastagliate, poi ancora più irregolari.
Davanti a loro, infine, appaiono quelle che un tempo erano le Alpi.
Ma non sono più montagne: sono cicatrici.
Blocchi di roccia smangiati, creste che sembrano denti consumati, pendii che si sbriciolano come il gesso.
Il drone sorvola ciò che resta delle antiche vette: non c’è neve, non c’è ghiaccio, non c’è bianco.
Solo un grigio pallido, un marrone polveroso, un rosso spento.
– Nonno… – sussurra Bice, – queste erano le montagne più alte d'Europa?
Aldo annuisce piano:
– Sì, cara. Erano magnifiche; avevano ghiacciai enormi, laghi azzurri, boschi fitti. E animali: stambecchi, marmotte, aquile.
Ora non c’è più nulla: il caldo ha sciolto tutto ed il resto si è sgretolato. La vita è scomparsa.
Bice rimane in silenzio.
Il drone costeggia un crinale. Un tempo era una vetta famosa. Ora è solo un cumulo di pietre da cui sporge, semisepolta, una "Croce di Vetta" arrugginita.
– Mi dispiace… – dice la bambina, con un tono di voce troppo maturo per la sua età.
– Le montagne non parlano quando muoiono e così nessuno se n'è preoccupato abbastanza.
Aldo sospira e aggiunge:
– Ora tutti se ne dispiacciono, ma non era un destino inevitabile.
Infatti, in tantissimi hanno fatto finta di niente. Anch'io, ma ero bambino.
Molti hanno pensato solo al proprio tran-tran quotidiano, al loro guadagno, alla loro comodità.
Molti hanno detto “non è colpa mia”, “non posso farci nulla”.
Ed intanto il mondo cambiava, si scaldava, si consumava.
Bice stringe le mani sulle ginocchia.
– Ma noi… noi ,ora, possiamo fare qualcosa?
Il nonno la guarda:
– Possiamo ricordare com’era. Possiamo rispettare ciò che resta. Possiamo non ripetere gli stessi errori.
E possiamo voler bene alla Terra, anche se ora è ferita.
Il drone-navetta continua il suo percorso, sorvolando un vasto altopiano che un tempo era un ghiacciaio immenso.
Ora è una distesa di polvere chiara, come farina sparsa dal vento. Nulla di bello...
– Nonno, torniamo a casa – dice Bice, con una voce che non è triste, ma consapevole.
Aldo sorride, anche se gli occhi gli brillano un po’.
– Sì, torniamo. Abbiamo visto abbastanza per oggi.
Il drone si abbassa lentamente, lasciandosi alle spalle le montagne disfatte, le colline e le valli polverose, la valle riarsa.
La piattaforma di arrivo al livello zero appare come un quadrato perfetto nella luce accecante del sole.
Quando atterrano, Bice scende per prima.
Si ferma un attimo, guarda il cielo, poi la terra, poi il nonno.
– È bello uscire… ma fa male sognare ciò che non c’è più.
Aldo le prende la mano.
– È così, cara. Ma il rimpianto è giusto: significa che il cuore lo ricorda.
E ricordare è il primo passo per non sbagliare ancora.
Si avviano verso l’ingresso del CaveLiving.
La porta si chiude alle loro spalle, lasciando al di fuori il sole rovente e, dentro, mille rimpianti e timidi semi di speranza.
...BOZZA...
G.A. - 10/2026
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(Valutazione A.I.)