Il Guardiano del Faro

Riflessioni tra il nonno e il nipote.


Il nonno e il nipotino Fred sono in gita. Hanno raggiunto un'altura da cui si domina la baia sottostante ed un bel tratto di costa.
– Valeva la pena di fare fatica per arrivare sin qui. – dice il nonno – Bello vero?
– Si vede bene il mare. Si vedono i paesini, le case… – conferma Fred, schermandosi gli occhi con la mano.

Lui continua ad ammirare e poi chiede: Il faro
– Ma, nonno, che cos'è quella torre alta, laggiù, bianca a strisce rosse?
– Quello è un faro. Quando è buio quella torre accende un raggio luminoso che si muove da destra a sinistra, in continuazione, e fa vedere a chi naviga dove è la costa e cosa c'è sulla superficie del mare.
Potrebbero esserci degli scogli o altre navi: il faro aiuta a non andarci contro.
– Una bella invenzione!
– Fatta già dai primi navigatori, perché è davvero importante per chi deve navigare di notte.

E continua spiegando:
– Il nome “faro” deriva da quello dell'isola Pharos. Là i greci avevano innalzata una torre di oltre 100 metri, in cima alla quale accendevano di notte un grande falò.
– Nonno, ho letto che nell'isola di Rodi i greci avevano costruita un'imponente statua con un braciere dove accendevano il fuoco. Anche quello era un faro?
– Sì, certo, si chiamava il “Colosso di Rodi”. Quei due fari erano considerati tra le sette meraviglie del mondo antico. Ma oggi non ci sono più, i terremoti li hanno distrutti.

Si interrompe, perché un colpo di vento lo obbliga a trattenersi il cappello, ma poi continua:
– Oggi i fari non vanno più a legna, ma con lampade elettriche e un sistema di lenti e di specchi speciali, affidati al guardiano del faro.
– Un mestiere molto particolare, vero, nonno?
– Sui guardiani dei fari ci sono vari racconti, romanzi e film. Li rappresentano spesso come uomini anziani, dalla barba bianca, che amano il mare e che, pur se lo temono e lo rispettano, sanno, all'occorrenza, affrontarlo per salvare i marinai in pericolo.

Il nonno si ferma un istante. Sta scegliendo con cura un esempio da regalargli.
– Sai, Fred, io ho conosciuto davvero un guardiano del faro, si chiamava Arturo.
Una volta mi ha parlato di un pericolo vero che ha corso durante il suo lavoro. Un episodio che dimostra quanto coraggio serva per vivere su un'isola, soli con il mare.

Fred si accosta di più, pronto ad ascoltare.
– Era estate – continua il nonno – ma il mare, certe volte, non guarda il calendario. Arturo stava accendendo e controllando la lanterna, come faceva verso sera, quando vide all’orizzonte una striscia scura di cielo, sottile come una riga di matita.
Poteva non essere nulla di grave, invece, in pochi minuti quella riga diventò un muro nerissimo.
Il vento incominciò a fischiare sulle pareti del faro e le onde, impazzite, a battere contro gli scogli.
Stava arrivando una violenta tempesta, una di quelle che non aspettano la notte per scatenarsi.

– Mentre si riparava nel faro – continua il nonno – Arturo s'accorse che c'era, purtroppo, qualcosa che si muoveva tra quelle onde: una piccola barca a motore, sbattuta da ogni lato, come un giocattolo abbandonato.
Scorse due ragazzi a bordo: il motore era spento e loro affannati cercavano di remare senza riuscirci. La corrente li stava trascinando inesorabilmente verso la secca piena di scogli.

Fred trattiene il fiato. Il salvataggio
– Non c'era tempo per aspettare altri soccorsi. Doveva lui, Arturo, fare subito qualcosa.
Corse allora alla rimessa – continua il nonno – ed entrò in mare con la sua vecchia scialuppa.
Il vento cercava di ribaltarla, ma lui remava con tutta le forze che aveva.
Ogni onda sembrava volerlo respingere indietro, ma Arturo era testardo: remava, avanzava, si fermava, riprendeva.
Finalmente raggiunse la barca dei ragazzi e gridò loro di afferrarsi forte alla scialuppa.
Li legò con una corda e prese a remare verso il faro, sfruttando un piccolo corridoio di acqua più calma che conosceva solo lui, perché viveva lì da anni.
Il mare non voleva lasciarli andare.
Le onde li sbattevano, li sollevavano, su e giù, come su un taboga impazzito, ma Arturo non mollava.
Remò fino a non sentirsi più le braccia, ma riuscì a portare i due ragazzi fino alla passerella del faro.
Tremanti, restarono abbracciati al loro salvatore per vari minuti, senza dire una sola parola.

Fred ha ascoltato in silenzio, immaginandosi tutta la scena.
– Anche quella notte, come sempre – conclude il nonno – Arturo aveva acceso la lanterna.
Ma la sua luce gli sembrava più brillante del solito, quasi come se avesse aumentata la sua energia
Forse perché il faro sapeva che, senza il suo atto di coraggio, quei due ragazzi non avrebbero più rivisto la riva.

Il racconto è finito.
Per un po' il nonno e il nipote, in silenzio, tornano ad ammirare il paesaggio, finché Fred puntando il dito commenta:
– Il faro che vedo là è lontano dal paese, chi lo accende deve farsi ogni sera un bel pezzo di strada!
Andare al faro – Un tempo sì, certamente, ma non è più così. Al giorno d'oggi quel faro e la maggior parte dei fari nel mondo sono comandati a distanza. Sono automatici; non occorre che ci sia qualcuno dentro per farli funzionare.
Il guardiano ci va solo di tanto in tanto per la pulizia e la manutenzione.
– Ah …
Una volta, però, sì, era come hai detto. Qualcuno doveva davvero abitare dentro al faro o lì accanto.
Oggi sono pochi quelli con la presenza di un guardiano che vada ad accendere, ogni notte, la lanterna e a mandare sirene e messaggi sonori in caso di nebbia o foschia.

Fred si gira verso il nonno e gli chiede incuriosito:
– È un mestiere importante, ma che cosa fa il guardiano del faro durante il giorno? Voglio dire, come passa il tempo se è lì da solo, lontano dal paese, magari su un'isoletta?

Il nonno sorride e risponde:
– Beh, chi lo fa non deve temere la solitudine. Io e te faremmo fatica a starcene senza altre persone vicine, ma ci sono anche quelli a cui piace restarsene da soli.
– Sì, nonno, come il signor Aldo, al terzo piano di casa mia.
Se lo saluto non mi risponde nemmeno. Non so davvero cosa mai possa fare, sempre solo, tutto il giorno, a parte guardare la TV e dormire...
– Vuol dire che lui ha in se stesso tutto il suo mondo, tutti i suoi interessi.
– A me non piacerebbe vivere su un isola, tutto il giorno da solo – dichiara convinto Fred.

Ma, dopo un breve attimo, si corregge:
– Però mi piacerebbe passarci qualche giorno per esplorarla, trovare i suoi segreti.
Vorrei salire sul suo punto più alto, guardarmi attorno e sentirmi il re dell'isola. Vorrei fare il guardiano del faro, però per qualche giorno soltanto, e poi basta!
– Allora dillo al papà, potrebbe accontentare il tuo desiderio. Ci sono alcuni fari in disuso, dove la torre e la struttura sono diventati un Bed and Breakfast.
– Ah, no, non sarebbe davvero l'ambiente che desidererei vedere...

GiroBoa

G.A. - 09/2026

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