Da un po' di mesi sono in mezzo a medicine, cure, esami e viste mediche.
Non ne posso più!
Mi sfogo con questo raccontino.
Il tagliando auto è quel rituale meccanico in cui il tecnico ti comunica che la tua macchina sta bene, ma domani potrebbe fermarsi, quindi meglio cambiare tutto.
Il tagliando serve a mantenere l’efficienza, certo, ma soprattutto a mantenere l’officina in salute economica.
E le persone?
Possono fare il loro tagliando?
Sì: si chiama check-up. È la revisione umana, dove si controlla anche ciò che non ha mai dato problemi, per non correre il rischio che continui a non darne.
Il signor Baldo ha appena fatto il tagliando e la revisione della sua macchina.
– Ora è tutto a posto, – gli hanno detto in officina, – può viaggiare tranquillo.
Rimonta nella sua macchina, accende il motore e si avvia per rientrare a casa.
Il suono del motore è quasi una musica: un “la minore” di serenità meccanica.
L’auto è perfetta, l’hanno controllata quasi in ogni vite, bullone e guarnizione.
E così gli viene da pensare:
– Perché non faccio anch’io il mio tagliando personale? Ormai ho superato gli ottanta, qualcosa da sistemare ci sarà senz’altro di qua o di là, di sopra o di sotto. Così mi dicono i dolorini che mi sento di tanto in tanto…
Lungo il percorso Baldo continua la sua riflessione ed alla fine decide:
– Ok, domani mi prenoto.
Baldo è una persona coerente: lo aveva deciso e così fa davvero, prenotando alla clinica SuperSalus la visita per il check-up. Per fortuna c'è posto in settimana.
Ed eccolo, il giorno giusto, alla clinica.
In realtà SuperSalus non è una clinica: è un ecosistema, con più reparti di un aeroporto internazionale e più cartelli di un centro commerciale.
Baldo è preparato: sa che dovrà fare vari prelievi, alcuni esami strumentali e le visite cardiologica, internistica e urologica.
Sarà necessaria l’intera mattinata.
Difatti, va e viene da un laboratorio all’altro ed ogni specialista gli lascia un foglietto, un consiglio, un’espressione quasi preoccupata: quel tipo di preoccupazione che serve a giustificare ulteriori esami e il totale della fattura.
Verso mezzogiorno arriva il momento clou: il professor Tiguarii.
Tiguarii è famoso, non si sa bene per cosa, ma è famoso.
Ha un camice che sembra stirato con il laser e un modo di parlare che trasforma ogni frase in una diagnosi.
Sfoglia i referti con la lentezza di chi sta leggendo un romanzo giallo e vuole allungare la suspense:
– Lei, signor Baldo, sta abbastanza bene, tuttavia…
Baldo sente il “tuttavia” come una frenata improvvisa.
– … per sicurezza, farei una risonanza magnetica: addome e torace, così escludiamo ogni rischio di trombosi.
Baldo annuisce, non perché abbia capito, ma perché il professore ha una voce che non si discute.
Poi Tiguarii aggiunge:
– Sa, oggi la medicina preventiva è fondamentale. Bisogna cercare tutto, anche ciò che non c’è ancora.
Baldo sente un brivido.
La parola “trombosi” pronunciata da Tiguarii sembra un verso di Shakespeare recitato davanti a un teschio.
Baldo annuisce, gli tremano i denti, le ginocchia e dentro di sé sente un piccolo terremoto e conferma:
– Certo, professore… se serve… farò anche la risonanza.
La spirale diagnostica comincia a girare.
La risonanza viene prenotata per la settimana successiva.
Baldo torna a casa con un foglio pieno di sigle: RMN, addome, torace, sequenze T2, contrasto.
Sembra la lista della spesa di un astronauta.
La notte dorme male; si sveglia e pensa:
– E se trovano qualcosa? E se non trovano niente? E se trovano qualcosa che non sanno cos’è?
Arriva il giorno della risonanza ed ecco che Baldo entra nel macchinario. Sembra progettato da un ingegnere che odia la comodità ed i rumori sembrano quelli di un sottomarino che scende negli abissi più profondi.
Una voce femminile, registrata, gli ripete in vari momenti:
– Stia fermo. Respiri. Non respiri. Respiri poco. Respiri normale. Non si muova.
Baldo obbedisce, diligentemente, contando le ripetizioni di ogni passaggio, sperando che quella sia l'ultima.
Due giorni dopo, Baldo torna dal professor Tiguarii.
Il professore sfoglia il referto con la lentezza di un notaio che legge un testamento complicato.
– Allora… vediamo… sì… mmmh… interessante…
Baldo sente il cuore fare tic-tic-tic, come un contatore Geiger.
– Signor Baldo, la risonanza è… abbastanza buona.
Baldo si irrigidisce, perché “abbastanza” è una parola che non dovrebbe esistere in medicina.
O sei sano o non lo sei: “abbastanza” è un limbo.
– Tuttavia… – continua Tiguarii, e Baldo sente un colpo allo stomaco – … farei un approfondimento vascolare. Una angio-TAC.
La spirale accelera: Baldo non sa cosa sia una angio-TAC, capisce soltanto che è un altro giro di giostra.
L’ansia cresce come l'alta marea, infatti, Baldo comincia a: controllare il colore della sua urina come se fosse un sommelier, a misurarsi la pressione più volte al giorno e ad ascoltare il battito cardiaco come fosse un metronomo difettoso.
Ogni piccolo fastidio diventa un indizio.
Ogni indizio diventa un sospetto.
Ogni sospetto diventa un nuovo probabile esame.
Quando la clinica SuperSalus lo chiama per confermare l’angio-TAC, Baldo risponde con voce tremante, come se stesse prenotando un viaggio in Siberia.
L’angio-TAC rivela… nulla, però “nulla”, per Tiguarii, non è mai abbastanza nulla.
– Signor Baldo, tutto bene… tuttavia…
Baldo chiude gli occhi; sa che sta per arrivare un altro nuovo esame.
– … per maggiore sicurezza, farei una risonanza mirata. Una RMN che ci permetta di vedere ciò che non si vede normalmente.
Baldo pensa:
– Ma se non si vede normalmente, forse non c’è.
Ma non lo dice, perché ormai è dentro alla spirale e la spirale diagnostica non si discute: si segue.
L’ennesima risonanza con sequenze che vedono ciò che l’occhio umano non può vedere è stata prenotata e Baldo torna a casa con un foglio che sembra il progetto di un missile balistico.
Quella notte non dorme e neanche la notte dopo e neppure quella dopo ancora.
L’ansia è diventata una coinquilina: non paga l’affitto, ma occupa ogni suo pensiero.
Baldo comincia a parlarsi da solo.
– Ma che sto facendo?
– Ma dove sto andando?
– Ma perché devo cercare qualcosa che forse non c’è?
– E se non c’è, perché devo cercarlo?
Domande che nessun medico gli ha mai fatto.
Domande che nessun medico vuole che un paziente si faccia.
Il giorno della nuova risonanza è arrivato.
Baldo si sveglia, si veste, prende in mano il foglio della prenotazione e lo guarda come si guarda un biglietto per un viaggio che non si vuole più fare.
È pronto per uscire, ma poi si siede al tavolo, respira, pensa.
All’improvviso, con un gesto deciso, piega il foglio in due e lo strappa, ripiega quei pezzi e li strappa di nuovo e così ancora una volta, per poi lanciarli nel cestino.
Il foglio della prenotazione si trasforma in coriandoli di libertà, mentre Baldo grida, con più voce che ha:
– No... basta!
È un tuono esistenziale.
Baldo prende subito il telefono e chiama la clinica SuperSalus.
– Buongiorno, sono il signor Baldo.
– Sì, signor Baldo, abbiamo la sua risonanza alle 10.
– No, non l’avete.
– Come?
– Non l’avete. Perché non la faccio.
– Ma signor Baldo, è importante per…
– Per la vostra statistica, forse, ma non per me.
– Ma il professor Tiguarii…
– Il professor Tiguarii può fare tutte le risonanze che vuole. Io no.
E riattacca.
Baldo rimane immobile per qualche secondo, poi sente qualcosa che non provava da mesi: leggerezza.
Una leggerezza che sembra dire: “Bravo, era ora!”.
Il professor Tiguarii, informato della cancellazione, lo convoca.
Baldo accetta, perché vuole chiudere la faccenda guardandolo negli occhi.
Entra nello studio e il professore lo osserva come si osserva un paziente che ha appena commesso un sacrilegio:
– Signor Baldo, mi hanno detto che ha annullato la risonanza.
– Sì.
– Posso sapere perché?
– Perché voglio vivere.
– Ma noi vogliamo proteggerla.
– Da cosa?
– Da tutto.
– E io voglio proteggermi da voi!
Silenzio: un silenzio che dura finché Baldo si alza, mentre dice:
– Professore, io non voglio passare qui quasi ogni giorno. Voglio il mio tempo per tornare a lamentarmi del governo alle 7.30, per andare a prendermi il giornale alle 9.15, per seguire le mie abitudini e vivere senza che qualcuno cerchi un’ombra che forse non c’è.
– Lei è un paziente difficile, signor Baldo.
– No, professore, sono un uomo libero.
E se ne va.
Da quel giorno, Baldo è tornato alla sua routine.
Ogni tanto ha, sì, un doloretto alla schiena, un fastidiuccio al ginocchio, un brontolio allo stomaco. Ma niente che richieda risonanze con o senza contrasti.
Da allora vive tranquillo.
Non del tutto, certo: ogni tanto i dolorini gli ricordano che è vivo, e questo gli basta.

...BOZZA...
G.A. - 08/2026
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