Le Tre F

Domanda:
– Che cosa mi sapresti dire tu del verbo “fare”?
– Al momento mi viene in mente: fare la spesa, fare la doccia, fare fortuna...
– Tutto qui?
– Beh, poi ci sarebbero espressioni da evitare, come “ma va a fa...” un po' volgari.
– Sei ignorante, ascolta me: “fare” è un verbo anomalo, della seconda coniugazione e deriva dal latino “facere”.
Ha un significato generico, e può esprimere qualsiasi azione, materiale o no, a seconda delle altre parole che lo accompagnano.
– Perché mai ti vien voglia di parlare del verbo “fare”? Le Tre f
– Perché esiste il motto, la formula delle tre F, che riassume cos'è necessario per il successo nel proprio lavoro, ovvero: "Fare, saper Fare e Far sapere".
– Spiegati meglio...
– Cioè: agire con metodo (il Fare), possedere le competenze pratiche (il saper Fare) e saper comunicare e promuovere il proprio valore all'esterno (il Far sapere).

Su questo mi vien voglia di scriverci una storiella.


Dodo è un ragazzo intelligente.
Ha avuto qualche alto e basso nella sua carriera scolastica, come un surfista, con qualche onda presa bene ed altre prese in faccia, ma ora finalmente ha terminato le superiori e conseguita la maturità.
Deve avviare un nuovo percorso di studi, quello che lo porterà al lavoro che desidera poi intraprendere.
Lui è uno sportivo e gli piacerebbe di poter operare in tale campo e deve scegliere.
Le alternative sono: fisiatra con la laurea piena o fisioterapista con un corso triennale.
Dodo davanti ai libri prende spesso la rincorsa, ma poi prefersce saltarli come ostacoli, quindi sceglie la triennale in fisioterapia.

Qual è il suo sogno? Diventare il mago dei muscoli, il salvatore dei legamenti, il guru del benessere atletico.
E magari, perché no, curare un giorno un campione famoso che lo ringrazierà in diretta TV.

Tre anni dopo, tra esami, tirocini e notti insonni, passate a ripetere i nomi dei muscoli come fossero dei verbi irregolari, arriva la laurea.
Ora non gli resta che il grande passo: saper applicare la regola delle tre F!

Il Fare
Il primo giorno di tirocinio nella clinica sportiva, Dodo si presenta con un entusiasmo, un'energia che potrebbe da sola alimentare una centrale elettrica.
Ed ecco che gli assegnano il suo primo paziente: il signor Ugo.

Ugo Ugo è un settantenne che si rifiuta di accettare la propria età. Gioca a padel con i ventenni, corre come se avesse diciott'anni e si lamenta come se ne avesse cento.
È arrivato alla clinica piegato in due, come un punto interrogativo.

Dodo lo valuta e decide di applicare subito il "fare".
Si tratta di esercizi di stretching, che ha visto utilizzare da colleghi anziani assai esperti.
Il risultato?
Ugo assume la forma di un panino brezel contorto, con un ginocchio che sfiora un orecchio e un braccio dietro la schiena, che sembra voler salutare qualcuno.

– Dodo, figliolo… – rantola Ugo – la mia colonna vertebrale sta chiedendo pietà.
– È normale, signor Ugo, è il corpo che si esprime.
– Sì, ma il mio sta bestemmiando in cinese.

Dodo capisce che quel solo suo “fare” non è sufficiente.
Serve il livello successivo.

Il Saper Fare
Studiare Quella notte, Dodo studia e... studia davvero.
Eccolo là, alle tre del mattino, seduto al tavolo, circondato da manuali, con gli occhi spiritati e la mano che ripete in aria movimenti di digitopressione come un samurai in addestramento.

Ripassa muscoli dai nomi impronunciabili: sternocleidomastoideo, tensore della fascia alta, piriforme, gemello superiore.

Il mattino successivo Dodo torna da Ugo.
Questa volta è calmo, preciso, quasi solenne. Individua il punto esatto della contrattura, esegue una pressione millimetrica e… “Crack!”.

Il suono riecheggia nella stanza come l’apertura di una noce.
Ugo si raddrizza, spalanca gli occhi e grida:
– Miracolo! Non sento più niente!
– In senso buono, spero?
– Sì, sì, credo di sì!

Dodo stavolta ha vinto: il "saper fare" ha funzionato, ma per continuare ad avere successo gli manca ancora un passo.

Il Far Sapere
Per raggiungerlo, decide che deve comunicare al mondo il suo talento.
Apre un profilo social: “Dodo_The_Muscle_Whisperer” (Dodo, colui che sussurra ai muscoli) e pubblica su Instagram un reel epico, con transizione drammatica, musica techno e dicitura: “Da brezel a campione di padel in 3 mosse!”

Il video esplode.
Non tra gli atleti professionisti, non tra i giovani sportivi, ma tra gli anziani del quartiere.

Successo Il giorno dopo, la sala d’attesa della clinica è un campo di battaglia.
Ci sono nonnine con cintura toracica, nonni con fasce lombari, signore che portano torte fatte in casa per un ringraziamento anticipato.
Tutti vogliono lo scrocchio magico di Dodo.

Una nonna gli sussurra:
– Tesoro, se mi sistemi la cervicale ti preparo le lasagne per un mese.
Un’altra:
– A me basta che mi fai tornare a ballare il liscio.

Dodo è sommerso, letteralmente, perché ad un certo punto quasi scompare, coperto com'è da sciarpe, borse dell’acqua calda e regalini non richiesti.
Quando entra il primario, si ferma sulla soglia, osserva la scena e dice:
– Dodo… vedo che hai capito la lezione delle tre F, – poi aggiunge, – ora però… vedi di fare anche un po’ di ordine qui dentro e, magari già che ci sei, apri un reparto geriatrico dedicato.

Da quel giorno, Dodo diventa una leggenda locale.
Non cura calciatori famosi, almeno non ancora, ma è l’eroe dei nonni del quartiere, il paladino delle schiene scricchiolanti, il santo protettore delle articolazioni ribelli.

Ed ogni volta che qualcuno gli chiede qual è il segreto del suo successo, lui risponde con un sorriso:
– Le tre F, – poi aggiunge – più un po’ di fortuna, perché il signor Ugo, il mio primo giorno, poteva anche rompersi in due.

Fortuna

G.A. - 07/2026

Ritorno all'Archivio dei Racconti    Ritorno alla Selezione dei Racconti



Copyright Giorgio Altichieri - 07/2026 Tutti i diritti riservati.