Ormai si fa quasi tutto on line, ma quando non puoi?
La gestione delle code in luoghi affollati, come gli uffici postali, le banche, i servizi pubblici è un aspetto importante della nostra vita quotidiana.
Prima dell'introduzione dei “numeratori eliminacode”, le attese potevano trasformarsi in esperienze frustranti e stressanti.
Il luogo più emblematico era l'ufficio postale. Noi, a Milano, andavamo in quello di via Donatello.
Mi ricordo che quando ero ragazzo mi ritrovavo spesso in una fila o, meglio, in una ressa di persone in lite continua tra loro, per scavalcamento di turno, sia tentato che in buona fede.
Non mancava mai qualche furbetto che cercasse di guadagnare un vantaggio sugli altri ed il
semplice fatto di dover attendere in coda poteva trasformarsi un vera e propria battaglia a parole, se non peggio.
Bastava un attimo e partiva lo scontro semantico: “Io ero prima!”, “No, guardi che c’ero io!”, “Ma lei non c’era quando sono arrivato!”.
Qualche volta non soltanto a parole, ma con aggiunta di spinte, gomitate …
Poi, finalmente, arrivò lui, il numerino, una piccola rivoluzione silenziosa contro il rischio di conflitti e malintesi tra le persone in attesa.
Un prezioso pezzetto di carta che ha civilizzato un popolo intero, meglio che mille campagne educative.
Al giorno d'oggi, ormai, i numeratori sono diffusissimi ed efficaci, perciò: meno male che li hanno inventati!
Basta staccare un ticket e monitorare il proprio turno sul display sulla parete dell'ufficio.
Oggi li trovi dovunque: cartacei, digitali, integrati nelle app, sincronizzati con lo smartphone.
In alcuni casi il numeratore ci dice persino quanto si deve aspettare, trasformando l’attesa in una sorta di countdown psicologico.
Grazie agli eliminacode, possiamo goderci un momento di tranquillità mentre aspettiamo il nostro turno.
Nel frattempo possiamo consultare il telefono, leggere un libro, meditare o semplicemente osservare le persone giunte sin lì come noi, con un problema simile al nostro.
Chi l’avrebbe mai detto che un semplice bigliettino o un’app potessero migliorare così tanto la qualità della nostra vita quotidiana, rendendo le attese più tollerabili e meno stressanti?
Benedetto il numerino.
Purtroppo resta poi da risolvere ciò che succederà una volta raggiunto lo sportello.
Perché puoi anche arrivarci in pace, con il tuo turno rispettato, ma poi ti affidi all’umore, alla competenza del dipendente che ti accoglie ed alla operatività della struttura.
Purtroppo, il numerino lì si ferma, fa un passo indietro, come un vecchio amico che ti ha accompagnato fino alla porta, ma che poi ti lascia entrare da solo.
È vero che ormai quasi tutte le organizzazioni investono in formazione tecnica e comportamentale e, quindi, esistono interlocutori più preparati, più gentili, più efficienti.
Sulla carta però, perché nella realtà, come ben sappiamo, non sempre è così.
Esempio classico:
– Mi scusi, come mai non mi avete consegnato a casa questa raccomandata e mi obbligate a venir qui?
– Il portalettere ha suonato ma nessuno ha risposto.
– Io ero in casa.
– Allora non ha sentito.
– Non ha suonato.
– Non posso farci niente.
Allora ti rendi conto che il numerino ha risolto solo la parte più semplice: l’ordine della fila.
Il resto, che può pesare parecchio, resta immutato.
Il numerino ti ha portato fin lì, ordinato, civile, paziente. Ma allo sportello ti ritrovi di nuovo solo, davanti a un sistema che non è cattivo, non è maleducato, non è incompetente: è semplicemente mal governato.
Forse è questo il vero paradosso: abbiamo imparato a gestire le code, ma non abbiamo ancora imparato a gestire le persone.
Bene, per quelle di qua; non sempre per quelle dietro al vetro.
Ottimo il numerino, certo, ma per il resto forse non basterà un’invenzione.
Servirà un miracolo.
Ma dai! Proviamoci: con Numerino 2.0!

...BOZZA...
G.A. - 07/2026
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