Divinizzazione

Forse ci siamo abituati alle overdosi di entusiasmo prefabbricato ed ormai non ci facciamo più caso.


Durante le interviste e programmi televisivi d'intrattenimento è diventata una regola diffusa l’incensare oltre misura l'ospite del momento.
Lo si esalta con lodi e complimenti per questa o quella sua attività recente, per cose già fatte o che ha promesso che farà a breve.

L'intervistato può essere un attore, sia noto che non, un asso dello sport o un aspirante tale, un musicista già affermato o pretendente a diventarlo oppure, molto più spesso, uno dei mille cantanti del momento.

Intervista TV Parliamo di questi ultimi.
Non so davvero quanti siano i fan del cantante DinDon che oggi è sotto intervista.
Io sono tra quelli che non lo ha mai visto né ascoltato; capita spesso, ma credo di trovarmi in buona compagnia, essendocene varie centinaia e più sulla breccia.

Sono davvero bravi gli intervistatori a trovare e citare le sue doti meravigliose, ad esaltarlo e a complimentarsi per questa o quella canzoncina, ad osannarlo per questo o quel suo disco già in vendita o che uscirà tra breve, a complimentarsi per l'affluenza di successo dell'ultimo suo mega concerto a Nonsodove.

Ma come è bravo!   Ma che trionfo!   Ma quanti applausi...!

Le lodi sono così sperticate che è lecito pensare che l'intervistatore o il responsabile del programma siano collusi con la casa discografica di quel tale.
Insomma: sembra davvero uno spot pubblicitario, pur se non dichiarato come tale.
Certamente avrà un buon impatto se, come spesso avviene, quel l'intervista capita tra le notizie di un telegiornale ...

L’esagerazione è diventata il protocollo obbligatorio della liturgia telemediatica.
Ogni cantante intervistato sembra un genio incompreso, un talento rivoluzionario, un fenomeno planetario che “sta spaccando tutto”.
Se poi tenti di ascoltare qualche suo brano non riesci a capire come abbia fatto ad arrivare fin lì.

Ma i giovani sono diversi, su di loro il marketing funziona.
Per loro DinDon è meraviglioso, non possono perdersi il suo concerto qui in città!
Eccoli che arrivano allo stadio con la maglietta ufficiale, il braccialetto fluorescente, il telefono pronto per immortalare ogni secondo. Concerto allo stadio
Si accalcano ai cancelli ore prima, urlano, piangono, si filmano mentre piangono.
Non stanno andando a un concerto: stanno partecipando a un rito collettivo di autoipnosi, perchè DinDon potrebbe anche stonare, ma loro lo applaudirebbero lo stesso.

Sui giovani la divinizzazione ha avuto il suo effetto, ha creato l’illusione di partecipare a qualcosa di enorme, ma in realtà stanno applaudendo un prodotto, un prodotto ben impacchettato, preconfezionato, venduto a 89 €, più prevendita.

E mentre loro saltano e urlano, convinti di vivere un’esperienza irripetibile, DinDon ringrazia, la casa discografica conta l'incasso e la TV e i Social raccontano e divinizzano ancora di più.

Peccato che, a guardarli bene, quei giovani sembrino più consumatori che appassionati, più obiettivi di mercato (target market) che individui.
Loro non stanno idolatrando un artista, stanno idolatrando un marchio.

E voi che ne dite?
Non vi danno fastidio queste divinizzazioni?
A me sì: queste divinizzazioni mi danno davvero fastidio.
Mi danno fastidio perché trattano il pubblico come un branco di marionette.
Mi danno fastidio perché ci dicono, implicitamente, che non meritiamo niente di meglio.

Ma forse il punto è che ormai ci siamo abituati.
Ci siamo abituati a confondere la promozione con il racconto della realtà, a chiamare “informazione” ciò che è pubblicità, a scambiare entusiasmo prefabbricato per passione autentica.

E così, mentre DinDon viene divinizzato per la terza volta in una settimana, mentre ogni sua canzone è “un successo incredibile”, noi smettiamo lentamente di aspettarci qualcosa di vero.
Ci accontentiamo del rumore, del luccichio, del copione già scritto.

E forse è proprio questo il lato più triste: non che ci stiano prendendo in giro, ma che ormai non ce ne accorgiamo nemmeno.



Davanti alla tv

...BOZZA...

G.A. - 07/2026

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