Mi lamento, ma in fondo sono contento di vivere a Milano.
Da ragazzo camminando per strada dovevo preoccuparmi di qualche buco nel marciapiede o di qualche regaletto lasciato dai cani.
Oggi la vita del pedone milanese è diventata molto più complicata.
Perché?
Di buchi per terra ce ne sono di più?
No, più o meno come allora, però quelli che ci trovi rimangono così come sono per mesi e mesi, senza che il comune venga a rattopparli.
E quanto ai regali dei cani?
Ah, è sconcertante! Sarà perché si vive più a lungo e ci sono più anziani o sarà perché si fanno meno figli ed il cane diventa il destinatario di affetti da esprimere, ma sta di fatto che i marciapiedi son diventati estremamente a rischio! Pochi i padroni educati con guanto e sacchetto!
Ma non stanno tutte qui le difficoltà dei poveri pedoni. C'è stato un aggravamento.
Parli forse delle auto sui marciapiedi? No, quello era un trend scontato.
Le biciclette del Byke-sharing, normali e a pedalata assistita, non vengono quasi mai parcheggiate a fianco del muro, ma abbandonate al centro del marciapiede, per diritto, per storto o coricate, così come capita: come se il ciclista fosse fuggito da una minaccia improvvisa.
Ce ne sono di tutte le fogge e colori, anche allegri e vivaci, ma sono lì, abbandonate proprio dove si dovrebbe poter passare, col serio pericolo d'inciamparci sopra.
E sono arrivati pure i piccoli scooter elettrici ed anche quelli sono spesso lasciati sui marciapiedi ad intralciare il passaggio dei poveri pedoni!
Poi qui nel quartiere Isola, dove vivo, gli spazi occupati all'esterno dai vari locali non sono per nulla controllati, si allargano più del consentito e limitano con tavolini, sedie e sgabelli gli spazi di chi deve transitare.
Poveretto il pedone che deve passare di lì all'ora dell'happy hour o più tardi!
Ma non basta, c'è la nuova categoria degli usurpatori indesiderati del marciapiede: i Driver.
Sì, quelli delle consegne veloci, rapidissime, istantanee.
I Driver hanno scoperto che il marciapiede è molto più pratico della strada: niente semafori, niente traffico, niente precedenze ed è diventato una corsia preferenziale tutta per loro.
Li vedi arrivare con la bici elettrica, salire sul marciapiede con la naturalezza di chi entra nel vialetto di casa propria, puntarti come se tu fossi un birillo che intralcia il percorso e poi frenare all’ultimo secondo.
E tu, povero pedone, ti sei schiacciato contro il muro per evitare di essere travolto.
Chi protesta viene guardato come se il suo primo dovere fosse di farsi da parte e permettergli di arrivare in tempo o come se stesse intralciando il traffico dell'intera città.
Ma il vero capolavoro urbano, quello che meriterebbe un oscar, è l’invasione dei furgoni delle consegne.
Una volta li vedevi in sosta irregolare in doppia fila, ma oggi ne puoi trovare ben quattro parcheggiati ai singoli quattro angoli di un incrocio. Sono gli unici spazi senza auto in sosta e loro si piazzano appunto lì, sghembi, per traverso e magari sulle strisce pedonali.
La situazione più spinosa è però quando i furgoni si infilano nei passi carrai dei portoni e tu sei costretto a scendere dal marciapiede, fare lo slalom tra le auto, pregare che nessuno ti investa, e poi risalire dall’altra parte.
Insomma, essere pedoni oggi è diventato uno sport estremo.
Altro che arrampicata, altro che rafting: prova a fare cento metri in via Borsieri alle sette di sera senza inciampare, senza essere travolto, senza dover chiedere “permesso” almeno dieci volte.
Se ci riesci, ti danno direttamente la medaglia al valore civile.
Eppure, nonostante tutto, io continuo a camminare.
Perché Milano, con tutti i suoi ostacoli, resta una città che ti parla, ti sorprende, ti fa arrabbiare ma poi ti fa sorridere.
E forse è proprio questo il bello: ogni passo è un’avventura, ogni marciapiede una storia, ogni inciampo un aneddoto da raccontare.

G.A. - 06/2026
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