I Due Poveri

Amici lettori, è giusto pensare che se uno è povero non abbia nulla da dare agli altri?


Oggi vi parlo di un tempo passato e di un paese abbastanza lontano da qui.
Su chiudete gli occhi: andiamo in quel luogo ed in quel tempo a curiosare un poco.

Come in ogni altro posto, tra gli abitanti del paese di cui vi parlo ci sono quelli che se la passano molto bene, quelli che vivacchiano alla men peggio ed infine tutti gli altri, ossia: coloro che stentano, chi un po’ più e chi un po’ meno, a riempire lo stomaco per arrivare alla fine del mese.
Tra questi, come ultimi degli ultimi, ci sono i due più poveri di tutti, i protagonisti del mio racconto: Jack e Mia.

Loro vivono in due misere casupole: una appena all'inizio della via principale e l'altra all'estremità opposta, alla fine del paese. Entrambi, per sopravvivere, non possono far altro che chiedere l’elemosina. Battono le strade e bussano alle porte, confidando nella generosità del prossimo.

Essendo entrambi mendicanti, risulterebbero, diciamo, in concorrenza. Cioè, se ad una casa si è già presentata Mia, é molto difficile che anche Jack possa ricevere lì qualcosa.
Ciò nonostante, tra loro due si è sempre mantenuta una serena amicizia e si vogliono bene. Così sinceramente che, all'occorrenza, può capitare che si aiutino tra di loro.
In che modo? Chi quel giorno ha ricevuto di più, volentieri cede all'altro qualcosa del suo.

Giorni fa, ad esempio, era stata Mia ad andare a chiedere aiuto all’amico.
Siamo in inverno. Per lei era stata una giornata sfortunata, così, giunta la sera, nonostante stesse per nevicare, si era trascinata fino a bussare alla baracca di Jack.
Senza indugio lui aveva diviso con lei quel po’ di pane e formaggio che aveva elemosinato.

Al momento di salutarsi la neve era già alta, allora Jack, pensando che Mia doveva riattraversare tutto il paese con le scarpe sfondate e le suole bucate, le aveva proposto:
Sulle spalle – Amica mia, ti porto io … ti porterò io sulle mie spalle. Perché sarebbe per te come camminare a piedi nudi sulla neve. Ti ammaleresti di certo, non devi rischiare! –
– Non sei più un ragazzino, ti mancheranno le forze … non ce la farai! – aveva allora obiettato lei.
Ma Jack era già accanto all’uscio, pronto e chinato per aiutarla ad aggrapparsi alla sua schiena.
Dopo qualche esitazione, Mia aveva dovuto accettare e così si erano avviati sprofondando nella neve fresca.
Dopo pochi passi Jack aveva esclamato:
– Meno male che ho avuto quest’idea, la neve è molto alta … e poi non sto facendo nessuna fatica. Non ti facevo così leggera, non sento quasi il tuo peso! –

Pur se Mia era molto magra, un certo peso l'aveva comunque. Però Jack non lo sentiva: il suo cuore era troppo contento per l'aiuto che stava dando all'amica.

Ma veniamo a quello che sta accadendo oggi ai due nostri protagonisti.
Sta capitando il caso contrario. Stavolta la giornata è stata dura per Jack, che ha percorso tutte le vie del paese senza ricevere nulla.
Così stasera non ha niente da mettere sotto ai denti e, per giunta, nevica fitto fitto e soffia un vento così gelido, da far scappare via anche i lupi.
Come ultima risorsa non gli è rimasto che riattraversare tutto il paese ed andare a vedere se Mia é stata oggi più fortunata di lui.
Nel freddo e nella neve E’ un bel pezzo di strada e quando non hai nulla nello stomaco ogni sforzo costa ancora di più. Il freddo, la neve gelata ed il vento sembrano ancora peggiori.

Jack s'incammina col bavero ben alzato e la sciarpa fin sulla bocca. Una mano trattiene il cappello, l’altra sta in tasca, ma lontana dai buchi, perché la fodera e la stoffa sono purtroppo sfondate.
Si trascina curvo e rannicchiato per offrire meno corpo al vento. Rasenta i muri e cerca i passaggi meno esposti all’aria. I fiocchi di neve ghiacciati gli pungono il viso come piccoli aghi.
– Ma quanto manca ancora …? – si chiede e si richiede ad ogni passo.

È già buio quando, finalmente, arriva alla casetta di Mia.
Quella porta non è mai chiusa, tanto lì non c'è nulla da rubare. Jack lo sa, si scrolla la neve dai vestiti, poi sospinge l'uscio ed entra.
Ecco lei è là, al centro della cucina, seduta al tavolo davanti ad una ciotola vuota.
Lui la saluta e le chiede:
– Scusami amica mia, oggi non sono riuscito a trovar nulla in paese. Avresti qui tu qualcosa da mangiare anche per me? –
– Purtroppo no, Jack mi spiace, anch'io non ho nulla per cena. Mi sono seduta al tavolo solo per abitudine, per passare un po' di tempo, rimandando di andare a riposare, perché il letto è troppo freddo.
Mi spiace davvero non poterti dar nulla. Lo sai che avrei volentieri diviso con te la mia cena, ma lo vedi anche tu: il mio piatto é vuoto. –
– Ci speravo, ahimé ... Permettimi però di sedermi qui un attimo a riposare, prima di rimettermi sulla strada. Fuori sembra davvero arrivata la sera più fredda dell'anno! Quasi non mi sento più le mani da quanto sono intirizzite ... –

Riscaldare le mani Quando Jack si è accomodato al tavolo, accanto a lei, Mia gli dice:
– Su, dammi qui la tua mano. Voglio sentire chi di noi due le ha più fredde. –
Lui tenta di ritrarre la sua e si schernisce:
– Non è il caso, non vorrei portarti via quel po' di calore che sei riuscita a conservarti. –
Ma Mia già gliel'ha presa tra le sue ed esclama sgomenta:
– Oh cielo, sei davvero un pezzo di ghiaccio! Come fai a resistere! Su, dammi qui subito anche l'altra ... te le voglio scaldare io un poco ... –
Le mani di Jack sono assolutamente gelate, quelle di Mia appena, appena tiepide, ma che fiamma ristoratrice sanno dare!
Ora lui non si sottrae più: la stretta affettuosa di Mia e la dolcezza di quel gesto lo hanno conquistato. Che regalo bellissimo!

Così rimangono per lunghi minuti, senza parlare, ma nel silenzio ci sono lo stesso le parole.
Il tepore sembra non esaurirsi.
Jack è felice, Mia è felice: è bello sia ricevere che dare!

—o—

Cari lettori, avete visto che i nostri due amici, pur se poverissimi, sono riusciti a trovare qualcosa da donarsi l'uno all'altro?
Chi ha un cuore generoso non è mai completamente povero!


Il cuore vale più dell'oro



G.A.

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