L'altra Riva del Fiume

Qual è la riva destra di un fiume?
Come ci hanno insegnato a scuola: è quella alla tua destra quando giri le spalle alla sorgente e guardi verso la foce.
Bene! Però, è più bella la riva di destra o di sinistra? Dove è meglio restare?
Questo racconto vi dà una risposta.


Guardare il fiume Guido è un buon ragazzo. Purtroppo ha perso da poco i suoi genitori e lì dove vive non ha altri parenti.
È un bravo lavoratore e con impegno coltiva i campi lasciatigli dalla sua famiglia.
Tutto ciò che possiede, casa e poderi, sono situati accanto al grande fiume, lungo la sua riva destra.

Nelle belle serate gli piace sedere sull'argine per contemplare la corrente e l'altra sponda, perdendosi in mille pensieri.
Il fiume scorre abbastanza sostenuto, è molto largo e, normalmente, è di un bell’azzurro. Però, quando nelle zone a monte c'è qualche temporale, l'acqua s'intorbidisce e la corrente diventa schiumeggiante e tumultuosa.
In quei periodi. il fiume, gonfiato, trascina con sé grossi rami e talvolta qualche oggetto, strappato chissà dove dalle sue rive. A Guido piace immaginare da dove mai quelle cose possano provenire.

Lui è in generale affascinato da tutto ciò che non gli è accanto; per questo motivo è attratto dal panorama sull'altra riva, dove, se non c'è foschia, si intravedono basse colline con boschi, campi verdi e qualche piccola casa bianca.
Quando Guido, attendendo il tramonto, guarda la riva opposta, è solito fantasticare su ciò che forse avviene dall'altra parte e pensa:
– Molto bella quella riva, molto più di questa dove sto io. Mi piacerebbe andarci ... forse un giorno ci andrò. –

Ma come mai potrà Guido andarvi?
Ponti non ce ne sono. Non ha una barca e nessuno lì nei paraggi ne possiede una.
La corrente non smette quasi mai ed il fiume è profondo, pericoloso. E’ impossibile attraversarlo a nuoto: c'è davvero il rischio di essere trascinati via e di affogare nei suoi gorghi.
Ciò nonostante, Guido è convinto:
– Un giorno ci riuscirò! Perché da quella parte è certamente tutto più bello. Sono sicuro che là la gente vive meglio che qui dove sto io ed è più felice. Non è giusto che io rimanga qui.
Anch'io voglio godere della vita come loro! –

Il caso o la fortuna un giorno gli portano la soluzione ed è il fiume stesso che gli reca un aiuto.
Quella sera è una delle volte in cui la corrente è torbida e forte.
Ad un tratto Guido vede arrivare, trascinata nei suoi vortici, una lunga sagoma scura. Non è un tronco d'albero e lui cerca di capire di che si tratti. E c’è una sorpresa: è una piccola imbarcazione capovolta.
La fortuna è davvero dalla sua parte, perché, poco più avanti, le erbe del canneto frenano la corsa del relitto. Lui si reca di corsa in quel punto, entra nell’acqua, per fortuna lì non profonda, e riesce ad afferrare la barca ed ad arenarla più saldamente nel fango.
L’indomani, che il fiume è tornato tranquillo, ritorna fiducioso in quel posto per valutare meglio lo stato dell'imbarcazione. Sì c’è qualche pezzo di fasciame da ripristinare, ma è un lavoro che è certo di poter fare per bene.

Riparare la barca Per alcune sere quello diventa il suo impegno principale. Pur non essendo un esperto falegname, in pochi giorni Guido ripara con perizia ogni falla dello scafo.
E finalmente la barchetta sembra pronta per navigare.
Quanto ai remi, tra gli attrezzi di campagna riesce ad adattare e recuperare ciò che può servirgli.

E’ una mattinata serena; il fiume scorre tranquillo come nei periodi di stanca.
E' il momento giusto: il giorno della grande traversata è arrivato!
Guido spinge la barca nell’acqua, ci salta dentro, dirige la prua verso l’altra sponda e comincia a remare con buona lena.
Sa che non potrà arrivare nella zona dirimpetto che ammira ogni sera, perché la corrente ci metterà del suo, trascinandolo più a valle. Ma gli va bene lo stesso e continua instancabile a spingere i remi nell’acqua.

Finalmente eccolo dall’altra parte del fiume.
Quella zona, pur non essendo quella che è solito osservare, le è abbastanza simile.
Quando sbarca, poco oltre il suo approdo, vede una piccola abitazione. Assomiglia alla sua, quella che ha lasciato sull'altra sponda, e si dirige lì apposta, per chiedere informazioni a chi cì abita.
La casa è delimitata da una bassa siepe fiorita, che le gira tutt’attorno. Lì di fuori non c'è anima viva.
Un bel vialetto di sassolini bianchi conduce fino all'ingresso. Guido lo percorre e bussa alla porta, che però è soltanto accostata.
Prova e riprova, ma senza risposta, così, dopo qualche minuto d'esitazione, si fa coraggio, sospinge l'uscio e s'affaccia all’interno.
Dentro tutto gli è famigliare, perché potrebbe essere quasi, quasi la cucina di casa sua: un focolare, una credenza grande ed una più piccola, le mensole coi piatti e le pentole, la madia, il tavolo e le sedie.
Tutto é ben in ordine e ben tenuto, a parte un velo di polvere su ogni cosa, il che gli lascia supporre che nessuno sia più stato lì già da parecchi giorni.

Guido, prima di fare qualche altro passo, riprova comunque a chiamare:
– Ehi di casa! C’è nessuno? … Posso entrare? –
Il diario Ma non c’è risposta ed allora si sposta verso il centro della stanza, fino al tavolo. Lì sopra scorge un quaderno; lo pende in mano e lo sfoglia. Ogni pagina mostra sul margine superiore una data e più sotto alcune righe, scritte in bella e ordinata calligrafia:
– Sembra un diario … – mormora Guido a bassa voce e vorrebbe leggerne qualche riga.
Dapprima si trattiene per scrupolo, ma poi la curiosità ha il sopravvento ed inizia a leggere.

Quel diario è stato scritto da qualcuno che potrebbe avere più o meno la stessa sua età.
In quei fogli descrive i lavori fatti o programmati per la campagna, che sembrano quasi quelli che Guido stesso ha eseguito nelle stesse stagioni dell’anno.
Avendo compreso di cosa trattano, salta un po’ di pagine per arrivare all’ultima, che porta la data di un mese fa circa. Lì è grande la sua sorpresa!

Perché mai? Cosa potrebbe esserci scritto? Vi starete chiedendo.
Il proprietario di quella casetta, dichiara in quella pagina di lasciare l’abitazione ed i campi in regalo a chi voglia occuparsene e lo afferma chiaramente dicendo:
“ Ciao, visitatore, io sono Marco. Lascio tutto a chi vorrà prendersi le mie cose ed il mio posto. Io me ne vado dall’altra parte del fiume, dove sono certo, che si viva meglio che su questa riva.
Dall’altra parte portò certamente fare cose migliori ed essere più contento e soddisfatto della mia vita!
Ti auguro tanta fortuna se prenderai qui il mio posto! “

Nel leggere queste righe, Guido rimane disorientato:
– Allora la mia non è stata che una povera illusione? Anche chi vive da questa parte del fiume sogna uno spazio diverso? E, guarda caso: proprio quello che io ho appena lasciato!
Finora ho davvero sbagliato; il mio è stato un sogno ingannevole, che ho coltivato, arricchendolo di mille fantasie ed incanti inesistenti!
Marco ora mi ha aperto gli occhi: smetterò di sopravvalutare ciò che c’è su questa riva del fiume. Posso realizzare al meglio la mia vita anche di là, dove sono vissuto fino ad ora. –

Questi sono i pensieri di Guido, mentre esce da quella casa e torna, deciso, sulla riva del fiume per rimontare sulla barca e riattraversarlo verso la "sua" sponda.

Caro lettore, non sognare giardini incantati al di là dell'orizzonte! Lì hai già a portata di mano: coltivali per bene. Sei tu tutto ciò che è necessario, sei tu ciò che occorre perché crescano meravigliosi!


La bilancia S D

G.A.



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