Serendipity

Sono tante le scoperte avvenute casualmente, mentre si stava cercando qualcos'altro.
Ad esempio, tutti sanno che l'America è stata raggiunta da Cristoforo Colombo, che in realtà stava tentando di trovare una nuova rotta per le Indie. Ma non si contano le scoperte scientifiche, avvenute mentre si stavano studiando e ricercando altre cose: la dinamite (da parte di Nobel), la penicillina (Fleming), i raggi X (Rontgen), ecc.
Esiste un termine per indicare la fortuna di trovare inaspettatamente qualcosa o qualcuno, mentre si sta cercando qualcosa d'altro.
Si può usare la parola "serendipity", ovvero "serendipità".
E’ un neologismo, che deriva da Serendip, antico nome dello Sri Lanka, di cui si parla in una favola persiana, intitolata "I tre principi di Serendippo", ai cui protagonisti ripetutamente capitano appunto tante casuali scoperte.


E’ una mattina di quelle in cui si rimarrebbe molto volentieri sotto alle coperte.
La cosa vale certamente anche per Gene, il giovane protagonista della mia storia.
Ma ieri sera lui si era fortemente ripromesso che l'indomani, compiendo vent'anni, sarebbe stata la giornata decisiva per una svolta nella sua vita. Ovvero: avrebbe rinunciato al suo tranquillo, modesto modo di vivere, per tentare un grosso salto, un passaggio a molto di più.
Ma quale cambiamento?
Ha sentito dire che da qualche parte deve esistere una pietra magica, la famosa “pietra filosofale”, capace di grandi magie ed, in particolare, di trasformare ogni metallo in oro. Lui vuole andare a cercarla!

Il proposito ora gli si è ben risvegliato in mente. Perciò ecco che Gene salta dal letto, raccoglie il sacco già preparato accanto alla porta ed esce senza indugio, lasciandosi la sua casa alle spalle.
La partenza Si ferma soltanto alla fontana, lì accanto, per rinfrescarsi con l’acqua gelida e svegliarsi completamente.
– Da che parte andare? – esita un attimo, poi però prende deciso il sentiero verso oriente. Il sole, che gli arriva dritto, dritto negli occhi, gli asciuga sul viso le ultime gocce e gli infonde fiducia per l’impresa che sta iniziando.

Mentre, sbocconcellando per colazione la mela presa dal sacco, cammina di buon passo, Gene si ripromette:
– Mi andrebbe bene anche se, invece che in oro, la pietra filosofale trasformasse le cose in argento … se esiste tale pietra, sarò io a trovarla, diventerò ricco e potrò fare grandi cose! –
La strada che sta percorrendo conduce verso le montagne:
– Là è pieno di sassi … quindi è il posto più adatto per cercare una pietra, qualunque pietra, anche quelle magiche! –

Gene ha già percorso un bel pezzo di strada, attraverso boschi e radure, evitando i paesi ed i luoghi abitati, per non rallentare. Quando l’altezza del sole indica che è già metà mattina, arriva sulla riva di un fiume.
Ponti non ce ne sono, ma non è molto profondo:
– Per proseguire devo tentare di guadarlo – pensa.
Il barcaiolo Gene sta per togliersi le scarpe e la camicia, quando vede una piccola barca discendere la corrente.
– Ehilà … – grida a quell’uomo, agitando il braccio – mi daresti un aiuto per attraversare? –
– D’accordo, però in cambio, mi darai tu una mano a scaricare e a portare a casa quello che ho qui in barca. – gli dice il barcaiolo.
Gene accetta, sale e si accomoda come può nella piccola imbarcazione, che viaggia a pelo d’acqua, tanto è piena di mercanzie.
– Hai davvero bisogno di un aiuto per scaricare tutta questa roba … – commenta ad alta voce.

Superato il tratto dove la corrente è più forte, la barca può attraversare il fiume ed arrivare sull’altra sponda, dove c’è un’abitazione con un piccolo pontile d’attracco.
– Questa è casa mia – gli dice il barcaiolo – su, dammi il tuo aiuto a scaricare, come mi hai promesso! –

Per Gene, ben robusto com’è, non è una grossa fatica e, con tre o quattro viaggi, gli trasporta tutte le merci dalla barca al magazzino, accanto a casa.
Il barcaiolo, rimasto molto soddisfatto del suo aiuto, gli dice:
– Caro ragazzo, io mi chiamo Bill e sarei lieto di ospitarti, perché oramai è quasi mezzogiorno … se ti va, puoi fermarti qui a casa mia a mangiare qualcosa. –
Il lavoro gli ha messo appetito, così lui risponde senza esitare:
– Grazie, accetto molto volentieri … io mi chiamo Gene. –
– Bene – conferma Bill – allora, Gene, ti devo presentare a mia figlia. –

Dall’ingresso il padre grida alla ragazza, che dentro casa è indaffarata attorno al focolare:
– Betty, metti un piatto in più, oggi abbiamo un ospite! –
Lei, che si è avvicinata per salutarli, sorride all’invitato, porgendogli la mano.
Gene avverte un brivido strano, qualcosa di indescrivibile, mai provato:
– Sarà la simpatia che mi ispira … o la sua semplicità – si chiede tra sé – o forse il suo sorriso velato di tristezza? –
E' Bill che gli dà la riposta giusta:
– La mia Betty è molto malinconica da quando è morta mia moglie: la mamma. Da allora sta sempre qui in casa ad intristirsi; non va mai in paese, non si trova più con quelli della sua età. –

Pare davvero che Bill abbia preso il giovane in simpatia, perché prima di mangiare gli propone:
– Dopo pranzo ci racconterai tu un po’ di te, così la distrarrai dai suoi brutti pensieri. –
Gene vorrebbe schernirsi, perché non crede di aver nulla di interessante da raccontare. Ma lo sguardo di Betty si è acceso per un attimo alle parole del padre, ed allora, pur nell’imbarazzo, annuisce mormorando:
– Se davvero vi interessa ... lo farò volentieri. –

Il pasto è molto semplice: una minestra di grano, cotto con le verdure dell’orto. Ma l’appetito la fa sembrare a Gene una delle migliori mai gustate e ringrazia la giovane cuoca.
Sugli scalini Dopo aver mangiato si accomodano tutti e tre sui gradini davanti all’uscio di casa e mentre si accende la pipa, Bill gli ricorda la richiesta:
– Forza ragazzo, raccontaci chi sei e dove stai andando! –

Sarà perché si sente a suo agio oppure sarà perché gli occhi di Betty, fissi su di lui, gli accendono qualcosa nel cuore, fatto sta che Gene prende a parlare di sé, della sua vita, dei suoi desideri, sinceramente, senza mentire su nulla. Ne esce un racconto così limpido, onesto e piacevole da lasciare meravigliato lui stesso.

Betty, che ha ascoltato silenziosa tutta la narrazione, a questo punto gli chiede:
– Veramente vuoi andare a cercare la “pietra filosofale”, qualcosa che forse non esiste o che non è detto che potrà renderti felice, anche se ti riempisse d’argento o d’oro? –
– Ho lasciato casa mia, spinto da questo proposito, vorrei rompere con il passato e tentare questa nuova opportunità – conferma Gene convinto.
Ma Betty dichiara saggiamente:
– La felicità non viene dalle cose che possiedi, bensì da ciò che provi, pensi e fai … –
Parole giuste che lasciano Gene un po' impacciato.

A questo punto Bill interviene:
– Caro ragazzo, io domani dovrei andare in città a vendere la mia merce.
Ho visto che non ti tiri indietro se c'è da faticare.
Ci sarebbe da caricare e scaricare la barca, così come hai fatto oggi.
Io comincio ad avere i dolori dell’età: se tu potessi venire con me e darmi ancora una mano, te ne sarei molto grato. Se accetti, ci farai compagnia anche stasera a cena e potrai trascorrere la notte al riparo nel granaio. –

Lo sguardo di Betty s’è illuminato per un istante alle parole del padre. Gene se n’è accorto e resta confuso, ma come primo impulso rifiuta l’offerta, dicendo:
– Vi ringrazio, ma ho la mia meta da raggiungere … in altre circostanze sarei rimasto volentieri … –
Allora Betty interviene:
– Mi dispiace, ci avresti fatto molto piacere … –
A questo punto Gene, mette da parte gli altri pensieri, dimentica i suoi propositi e risponde a Bill:
– Credo allora che potrei accettare, i miei progetti non sono poi così urgenti. Mi piace questa casa, e m’incanta la cortesia di tua figlia. –
La ragazza è colta da una vampata di rossore; si alza e si allontana nelle stanze interne.

Per il resto del pomeriggio Gene aiuta a riordinare il magazzino, preparando le mercanzie da portare in città.

Il sole sta già tramontando, è giunta la sera.
Mentre consumano la cena, Betty non interviene nei discorsi ed evita di guardare verso Gene.
Solo quando sta per ritirarsi a dormire nel granaio, lei gli consegna la lampada accesa e una piccola coperta, dicendogli:
– Gene, questa l’ho fatta io al telaio, potrà servirti se avrai freddo, perché nel granaio non potrai chiudere le finestre. –
– Oh, grazie, Betty ... – dice lui stringendole con calore la mano.
Le loro dita restano intrecciate per un lungo istante: nessuno dei due vuole essere il primo ad interrompere quel momento magico. Alla fine è Bill che spezza l'incanto, richiamando la figlia:
– Adesso cara, andiamo a riposare! –

Passa la notte ed arriva il mattino. Gene si è alzato per primo ed ha già preparato alcuni sacchi e cassette accanto alla barca. Trovando già fatto metà del lavoro, il barcaiolo è rimasto molto contento. Mancano solo poche cose e poi possono caricare la barca e partire.

Durante la discesa lungo il fiume Bill prende a spiegare meglio la sua attività: acquista merci varie a monte del fiume e poi va a rivenderle nella città verso valle. E’ un lavoro faticoso, ma che gli permette di vivere serenamente con sua figlia.
Gli confessa anche che avrebbe tanto desiderato avere pure un figlio maschio. Se così fosse avvenuto lo avrebbe avviato al suo mestiere, che invece non sarà continuato da nessuno. Per questo prova simpatia per Gene: suo figlio avrebbe potuto essere proprio come lui.

Quel giorno gli affari in città vanno molto bene e Gene e Bill stanno rientrando. È stata una giornata faticosa, ma non è finita. Ora c'è la risalita contro corrente che non è così facile come la discesa.
L'essere in due a darsi il cambio ai remi aiuta parecchio. Ma Gene vuole risparmiare all'amico parte della fatica, così è lui che per l'ultimo lungo tratto del tragitto rimane da solo a remare, mentre Bill, senza accorgersene, s’è assopito per la stanchezza.

Finalmente l'approdo al pontile di casa.
In quel momento Gene si guarda le mani piene di vesciche e le mostra a Bill preoccupato:
– Acci ... che m'è capitato! –
– Per forza, caro mio .... tu non sei un barcaiolo, non hai ancora i calli sulle mani! –
Ma aggiunge subito:
– Non ti preoccupare, ti faremo una bella medicazione. Vado ad avvertire la mia Betty. –

Gene porta in magazzino le poche merci rimaste invendute, poi entrato in casa trova la ragazza che l'attende già con tutto il necessario. Si siede accanto a lei, che con pazienza e delicatezza gli ripulisce le ferite e gli fascia con cura le mani.
Per lui è un momento dolcissimo e alla fine la ringrazia dicendo:
– Sei davvero un bravo dottore – e prendendo coraggio – non solo sai curare le ferite, ma mi fai bene anche qui ... – aggiunge toccandosi il petto
Lei gli risponde, senza alzare gli occhi e sussurrando appena, appena:
– Anche tu ... –

A cena non si contano gli sguardi tra i due giovani.
Bill se n’è accorto, ma non se ne dispiace. Tanto è vero che, prima di darsi la buonanotte, propone a Gene un nuovo viaggio per dopo domani. Stavolta per acquistare merci dai contadini e dagli artigiani dei paesi più a monte.

Come spesso succede: una ciliegia tira l'altra. E' già una settimana che Gene s’è fermato là, in quella casa.

Voi mi chiederete:
– E allora? Dove sono i progetti, la fortuna che Gene andava cercando? –
Cari miei, c’è stato un colpo di "serendipità".
Cercava altre cose, ma là ha trovato Betty: certamente non è una "pietra filosofale", ma un vero amore vale molto di più di ogni cosa preziosa o ricchezza!

Amore



G.A.

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