Alla Ricerca di Se Stessi

Il protagonista di questo racconto deve affrontare una dura prova per ritrovare se stesso.
Avrà successo solo se se riuscirà a vincere i dubbi, a superare ogni incertezza e fare scelte consapevoli senza perdersi d’animo.
Dovrà pure essere capace, se sarà necessario, di ritornare sui propri passi con costanza e coraggio, per ritentare su un’altra via.


Certamente conoscete persone a cui piace collezionare questo o quell'oggetto, dai più semplici ai più costosi.
Infatti collezionare è un hobby molto diffuso e c'è anche chi con passione ricerca oggetti molto strani e particolari.
Un tempo c'era un abile mago di nome Wizard a cui piaceva collezionare … indovinate un po’ che cosa?
Ve lo dico io, non meravigliatevi:      modellini di vere persone!
E li realizzava attraverso la sua magia, poiché da un antico documento aveva scoperto questa formula:
    “Prendete un piccolo pezzetto di una persona e, in una notte di luna piena, immergetelo nel succo della pianta Chenoncé: ne otterrete una statuina che riproduce fedelmente suo aspetto”.

Cari miei, non temete: non occorreva ferire quella persona, infatti il pezzetto da prendere poteva essere un ciuffo di capelli o un briciolino di ciò che gli stava nella mente.
Di solito Wizard faceva proprio così: catturava un grappolino di pensieri di chi gli interessava. Quella persona non si accorgeva di nulla e non avvertiva di aver perso niente.
Così accadeva di solito, ma ci fu qualche eccezione e qui sto appunto per parlarvi di uno di quei casi: quello di Benjamin.

Gli amici lo chiamavano semplicemente Ben; lui era un uomo saggio e coraggioso.
La mia storia inizia quando il nostro amico è in viaggio verso la capitale del regno, per la grande fiera-mercato che vi si tiene ogni anno. È un discreto musicista e spera di poter guadagnare qualche soldo suonando il suo violino.
Anche Wizard sta andando nello stesso posto per dare spettacolo con le sue magie, invitato da alcuni cittadini ricchi e molto in vista del luogo.

Nella locanda L’incontro tra i due avviene occasionalmente, a metà strada, in una locanda dove si sono entrambi fermati per cenare e per trascorrere la notte.
Bastano poche chiacchiere, scambiate durante la cena, perché Wizard giudichi Ben un caso interessante con cui arricchire la sua collezione di statuine. Perciò decide di prendere un pezzetto di lui per farne un modellino da portare nel suo castello.

Al termine della cena il mago, senza che lui se ne accorga, gli scioglie una strana polverina nel bicchiere.
Poco dopo, Ben è catturato da quell'effetto, reclina la testa sul tavolo e s’addormenta.
Wizard, che non aspetta altro, ne approfitta subito per rubargli un gruzzolo di pensieri. Prende dalla sua borsa una speciale calamita, gliela appoggia sul capo e recita una frase magica.
Ed il gioco è fatto: il mago ripone nella sua borsa la calamita a cui sono rimasti attaccati alcuni pensieri che stavano nella mente di Ben. Sono solo piccoli pezzetti, frammenti di idee, ma sufficienti per gli scopi di Wizard.

Ben al mattino si risveglia ed avverte una strana sensazione: gli sembra di aver perso qualcosa, qualcosa che ieri c'era ma che oggi non c'è più.
Ripensando a ciò che gli era accaduto la sera prima, si convince che lo sconosciuto con cui aveva cenato possa spiegargli che cosa gli sia successo.

Alla fiera, Ben lo cerca da ogni parte, senza riuscire a trovarlo.
Ottiene però dalla gente del luogo un'informazione importante: quell'uomo è in realtà Wizard, un mago molto noto, che abita nel castello in cima al monte Roccanera, in mezzo alla grande Foresta di Pietra.
Gli parlano anche del vizio del mago, che non è cattivo, ma ha l’abitudine di rubare i pensieri alle persone, per creare le statuine di gesso di cui fa collezione.

Perciò Ben si convince ancor di più che la strana sensazione che lo ha preso sia opera del mago e decide di andare a cercarlo fin nel suo castello.
Ma attraversare la Foresta di Pietra non è cosa facile, anzi è un viaggio ritenuto impossibile. Tutti glielo sconsigliano:
– È un luogo pericoloso, pieno di inganni e trabocchetti. I temerari che ci hanno provato, a parte uno solo, non sono più ritornati. –
Ben non si lascia scoraggiare. Però, saggiamente, vuole ascoltare l'uomo che ha saputo sopravvivere in quella foresta. Perciò va ad incontrarlo.

Il castello del mago Questi gli spiega che la boscaglia è intricata. È un labirinto, un dedalo di falsi sentieri che ti portano dove non vorresti andare e che finiscono nel nulla o che, dopo giri viziosi, ti riportano al punto di partenza. Ci sono sì delle indicazioni, ma bisogna diffidarne, perché spesso conducono a trabocchetti, invece che alla destinazione indicata.
Inoltre, là vivono degli strani Folletti che fanno di tutto per confonderti, dicendoti con insistenza che stai andando dalla parte sbagliata ed allora non sai più che strada prendere!
Insomma, chi va là deve essere: prudente, astuto, coraggioso ed avere tanta, tanta fortuna!

Ben lo ringrazia per i consigli preziosi. Senza esitare, inizia il viaggio verso il castello del mago e dopo una giornata di cammino arriva ai bordi della Foresta di Pietra.
L'immagine che gli appare è desolante: per qualche lontano fenomeno naturale o per una strana ed oscura magia tutte le piante sono diventate di roccia.
I tronchi sono di pietra e così i rami più grossi. Anche quelli più sottili e le foglie sono di sasso, ma fragili come il vetro, col rischio di ferirsi passandoci accanto.

Ben si sistema ben stretti i suoi vestiti, le scarpe, il sacco ed il violino, perché non s’impiglino nei rami, quindi s'incammina tra quelle strane piante, attraverso il varco più ampio che si apre lì davanti.

Dopo un po' di cammino s'imbatte in una strana indicazione. Sul tronco della pianta che ha di fronte sono scolpite due frecce e delle parole. Sotto ad una freccia sta scritto "Destra" e sotto all'altra: "Sinistra".
– Che strano aiuto è mai questo? – si chiede esitante.
Infatti non ha molto senso, anzi, confonde le idee, perché "Destra" punta in realtà verso sinistra e viceversa l'altra freccia.
– Qualcuno vuole confondere chi arriva sin qui ... – pensa Ben – io, però, una scelta la devo fare: allora, da che parte vado? –
Siccome non vuole affidarsi al caso, verifica se c’è qualche ragione, anche debole, per scegliere. Osserva bene i due sentieri: quello a sinistra, cioè quello che dice "Destra" è un po' più stretto dell'altro.
– Forse è fatto così apposta per scoraggiare chi vorrebbe seguirlo?
Potrebbe essere questo l'inganno che è stato escogitato, perciò io lo scelgo! –
E Ben, deciso, si avvia su quel sentiero.

Ma ha fatto appena pochi passi che dalle piante lì attorno escono degli strani omini svolazzanti, che gli ronzano attorno borbottando: I Folletti del dubbio
– Stai sbagliando … –
– Torna indietro … –
– La via giusta è l’altra … cambia strada! –
Stordito dai loro brusii incalzanti, Ben sta quasi per cedere e ritornare sui suoi passi, ma poi si trattiene.
Con le braccia e col violino allontana i Folletti ed i dubbi insistenti con cui loro lo tormentano:
– Andatevene … ho già fatto una scelta!    Può darsi che l’altra strada sia migliore … ma ho deciso per questa!     Se sarà sbagliata … pazienza: me ne accorgerò io ed allora la cambierò.      Quando, e se accadrà, sarà una scelta mia, consapevole! –

Ben s'è liberato dei Folletti e riprende il sentiero voluto.
Fatti pochi passi, la strada diventa tortuosa, con lunghi giri viziosi. Vorrebbe tirare dritto; le scorciatoie ci sono, ma i rovi taglienti gli impediscono di seguirle:
– Qui mi sento come in una prigione! Vorrei andare da quella parte, invece il sentiero mi allontana! – lamenta Ben, obbligato a seguire tutte le curve e le anse del percorso.
– Perché devo ripetere questi inutili giri? Perché non posso fare ciò che mi sembrerebbe più giusto? – lui non fa che domandarsi. Ma non può che adeguarsi e continuare, sperando che quel tormento presto finisca.

Ogni tanto la strada torna ad aprirsi in due o più sentieri diversi ed i Folletti del Dubbio ricompaiono immediatamente. Ma Ben non li ascolta, perché ha deciso di farsi aiutare solo dalla ragione e dall'istinto.
Capita che ogni tanto sbagli, ma non ne fa un dramma: se giunge in un vicolo cieco, ritorna serenamente sui suoi passi per seguire una diversa strada.

In questo modo, pur se lentamente, Ben continua ad inoltrarsi nella Foresta di Pietra.
Più il sentiero diventa ripido, più si convince di essere nella direzione giusta, verso la cima del monte.
Questo pensiero gli dà fiducia e forza per proseguire.
Ma altri inganni lo attendono.

Dopo un altro po’ di cammino, ecco un altro incrocio con tante possibili direzioni tra cui scegliere.
Con sorpresa Ben scopre che sulle frecce sono scritti i nomi di tutte le persone a lui più care:
– Che vile trabocchetto ... implicare gli affetti, i sentimenti che sfuggono alla logica ed alla ragione! –
L’inganno è troppo sleale e lui comincia a tormentarsi:
– Se scelgo il nome di mio figlio, vuol forse dire che voglio meno bene a mia figlia o a mia moglie o ai miei genitori? –
I Folletti del Dubbio gli svolazzano attorno insistenti. Ben cerca di allontanarli e di avviarsi sul sentiero più ripido. La ragnatela

Ma stavolta loro usano nuove armi: fabbricano e gli gettano rapidamente addosso una fitta rete, che si appiccica ai vestiti come una ragnatela, che gli blocca le braccia e lo trattiene al terreno impedendogli di camminare.

Perciò ora deve superare non solo i dubbi, ma pure ciò che gli impedisce di reagire. Ha bisogno sia di tutta la sua fermezza, sia di tutte le sue forze per strappare la rete.
Deve essere velocissimo, più svelto dei Folletti che tentano di ricostruirla.
Ben non si dà per vinto e insiste ed insiste finché, finalmente, riesce a liberarsi ed a riprendere il cammino.

Ora il percorso è diventato molto ripido e scivoloso. Lui cerca l'appoggio dei rami, prudentemente per non ferirsi. E deve usare tutta la forza delle gambe, delle braccia, delle mani e delle unghie, mentre si dà coraggio da sé a voce alta:
– Non è troppo difficile … si può fare, ce la posso fare! Sono capace … ne sono sicuro! –

Sapete che quando ci si crede, si possono superare anche gli ostacoli impossibili?
Proprio così! E Ben alla fine arriva in cima al monte, alla spianata del castello: ce l’ha fatta!
Ecco la dimora di Wizard.

Il portone è completamente spalancato ed il mago è là sull’ingresso che gli fa cenno con la mano.
– Strano, sembra che mi stia aspettando … – mormora Ben, mentre ansima ancora per lo sforzo compiuto.
Lentamente gli si avvicina, ma è Wizard a parlare per primo:
– Caro Ben devo davvero scusarmi con te. Di solito non reco alcun danno alle persone su cui esercito la mia passione per le statuine … ma si vede che tu sei un’eccezione. –
Ben, risentito, gli conferma il grosso disagio che sta provando:
– Dopo il nostro incontro alla locanda, io ho perso qualcosa, non mi sembra di esser più me stesso! –
– Mi spiace, Ben, di averti causato questo problema, ma ora rimedieremo. Vieni a riposarti un poco a casa mia. – propone Wizard gentilmente.

L’invito è ospitale e con fiducia Ben si lascia condurre fin nel salone dove Wizard tiene la sua collezione.
Il mago prende in mano la sua statuetta e, mentre gliela porge, gli spiega:
Restituzione – Ecco qua, amico mio, te la rendo. Credo però che, più che questa immagine di gesso, ti interessino i tuoi pensieri, quelli che ho usato per crearla, dei quali mi ero impossessato di nascosto. –
– Sì, certamente, perché da allora mi sento diverso, molto diverso! – Ben conferma con forza.
Il mago allora continua:
– Scusami ancora, ti rendo i tuoi pensieri. Non mi ero accorto di quanto fossero importanti per te. L'ho capito solo adesso che tu sei arrivato sin qui.
Dalla tua mente mi ero preso solo queste due piccole frasi:

            “ Ci sono tante persone che mi vogliono bene ....
             … se io non esistessi loro sarebbero meno felici ”


ecco, è tutto qui, non c’è altro. –

Al solo udire queste poche parole il volto di Ben s’illumina ed un senso di gioia lo avvolge. Così grande e dolce da fargli spuntare le lacrime negli occhi:
– Sì, certo … mi mancavano … sono questi i pensieri che avevo perduto ... dimenticati!
Che gioia adesso che posso riassaporarli ... per me sono due perle preziosissime!
Mi colmano di sicurezza, di speranza, di ottimismo e mi fanno sentire molto, molto più forte.
Finalmente sono tornato quello di prima … ho ritrovato me stesso! –

Dopo essersi ripreso Ben afferma:
– Amico mago, ora ti posso perdonare; tieniti pure la mia statuina di gesso. Per me non ha alcun valore: ciò che era importante me l’hai già restituito e non mi serve altro! –
– Grazie Ben, terrò con piacere questa tua immagine, perché sei un uomo saggio e coraggioso. Quando la mostrerò ad altri, dirò proprio queste cose di te! –

Ritorno alle cose vere L’indomani Ben saluta Wizard e riparte.
Con l'aiuto della mappa datagli dal mago, in meno di un'ora di cammino è già fuori dalla grigia Foresta di Pietra: fuori dal suo labirinto, nuovamente in mezzo al verde ed a tutti i colori della natura, in mezzo a tante cose belle che procurano gioia.
E si è anche liberato dal buio e dagli affanni che gli stringevano il cuore, ora che ha ritrovato quei pensieri preziosi, importanti, capaci di sostenerlo nelle difficoltà.

Lungo la via del ritorno, verso casa, Ben sta riflettendo:
– Certo, non incontrando il mago, avrei potuto evitare tutto ciò che mi è accaduto in questi giorni.
Comunque, è stata un'esperienza importante, che mi rende più forte e più capace.
E poi ora ho tante cose nuove da raccontare … da raccontare a chi mi vuole bene! –



Due pensieri preziosi
due pensieri preziosi



G.A.

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