Il Sacco e la Valigetta

Un racconto per papà e mamma.

Certamente sarà capitato anche a te in aeroporto: scendi dall’aereo, vai al ritiro dei bagagli.
Sul display cerchi il numero del nastro del tuo volo. Lo vedi laggiù; ti ci accosti e cominci ad aspettare impaziente, sperando che si sbrighino in fretta; ma invano. Non è un orario di punta, i voli e i passeggeri sono pochi, perché ritardano?
Aspetti, aspetti; ecco: il tapis roulant comincia a muoversi con qualche cigolio.
Nessun bagaglio ancora. Anzi sì, c'è qualcosa: una valigia abbandonata, smarrita, da qualche volo precedente e non rimossa dal personale che avrebbe dovuto toglierla. E’ già la terza volta che ripassa di qui tutta sola. E ritorna, eccola di nuovo …

Nel salone semideserto dell’aeroporto non c’è nulla di più malinconico, che vedere e rivedere passare sul nastro un bagaglio abbandonato.
Ma è una buona ispirazione per il mio racconto. Protagonisti: una sacca sportiva e un’elegante valigetta.


Il Sacco si è quasi addormentato, il frin-frin del nastro trasportatore è come una ninna nanna. E’ rimasto solo lui. Il suo padrone, Gigi, l’ha proprio dimenticato.
– Speriamo che se ne accorga arrivando a casa! – sospira sconsolato.

Ormai non conta più i giri sul nastro, dopo il centesimo si è stancato e ha perso il conto.
– Sono proprio rimasto da solo qui, a quest’ora non ci sono più voli. Perché non viene qualcuno del personale per portarmi nel deposito dei bagagli smarriti? – si chiede e si richiede dopo ogni inutile rigiro dell’intero percorso.
– Oh, adesso han fermato il nastro, mi riposo un poco – e si assopisce.

Ma è una breve pausa. E’ atterrato un ultimo volo, stanno arrivando i passeggeri. Si fermano proprio lì accanto al suo nastro, che dopo qualche minuto è già di nuovo in movimento.
Ecco c’è rumore di là dal muro, là dove gli addetti stanno scaricando sul nastro le valige. Il Sacco si trova in mezzo al gruppo dei nuovi bagagli e sta girando adesso insieme a loro.
Ma tutto finisce rapidamente: pochi i viaggiatori, poche le valige da riprendere.

Hanno fatto in fretta. Tutti i viaggiatori ormai se ne sono andati.
– Sono tornato solo – mormora il Sacco, sconsolato.
– Niente affatto, ci sono anch’io! – ribatte però una vocina alle sue spalle.

Il sacco e la valigetta Il Sacco riesce a piroettare su se stesso, sfruttando la curva a U che il tappeto sta giusto facendo in quel punto, così può vedere chi gli ha parlato: è una piccola elegante Valigetta, anch’essa lasciata lì da qualche viaggiatrice distratta.
– Salve cara – le dice il Sacco – purtroppo, vedo che ti è capitata la mia stessa sorte. –
– E’ vero; chissà quando Bice se ne accorgerà – sospira la Valigetta.
– Io sto aspettando già da ore – aggiunge lui, – bisogna avere pazienza e attendere. Siamo rimasti soltanto noi due, potremmo discorrere un po’, farci compagnia e rendere meno noiosa l’attesa. –
– D’accordo, presentiamoci: io sono Valigetta di Bice, ma se ti fa piacere chiamami pure Bice –
– E io sono Sacco di Gigi. Mi fa davvero piacere poter discorrere un poco con te; anche tu chiamami semplicemente Gigi. –

Il salone di ritiro dei bagagli, è rimasto completamente deserto; la conversazione prosegue e diventa sempre più amichevole:
– Scusami, Bice, se sono un po’ impiccione, mi racconteresti come mai la tua padrona ti ha dimenticata qui? –
– E’ semplice, nulla di particolare. Lo sai che noi donne abbiamo mille virtù più di voi, ma siamo distratte per natura … –
– Eh, già, però è successo anche al mio padrone, che pur è maschio. –
– Dimmi, Gigi, tu hai capito perchè il tuo padrone distratto ti ha dimenticato qui? –
– Cara Bice, lo ha incantato un bel sorriso. Pensa, stava per prenderci dal nastro, sia me che l’altra nostra valigia, quando ha voluto fare una cortesia e scaricare subito il grosso pacco della signora che gli stava accanto. Lei l’ha ringraziato sorridendogli; ne è rimasto incantato, ha ripreso solo la valigia e si è scordato di me. –
– Eh, noi donne abbiamo le nostre armi … –
– Sicuro, ma dovete stare attente a come le adoperate! –
– Ma che dici, Gigi? Un bel sorriso non vuol dire niente. Può essere semplicemente un atto di cortesia, di educazione. Una gentilezza, insomma. –
– Forse hai ragione, ma un uomo sensibile, come il mio padrone ne è rimasto preso in pieno. –
– Voi maschi siete troppo romantici, vedete e pretendete quello che non c’è. –
– E’ vero, lui è un romanticone, quel sorriso è stato una carezza troppo dolce. –
– Avrebbe dovuto guardarla in fondo agli occhi. Quando l’altro sorride è il momento di cercare nei suoi occhi un riflesso del cuore e … se non lo vedi … è inutile illudersi. –
– Mi pare che tu sia davvero esperta in cose di cuore. –
– Eh, sì … la mia padroncina è una buona maestra. –

La conversazione continua: chiacchierare è l’unica cosa che i due poverini là dimenticati possono fare.
Ad un certo punto le luci del salone si spengono; resta solo il riflesso che arriva dal corridoio lontano. Ecco che, per caso o forse no, una bretella del Sacco scivola quanto basta per fermarsi proprio sopra alla Valigetta.
– Scusa, – dice Gigi – mi spiace … –
– Se non l’hai fatto apposta … ma non mi disturba, anzi avrei un po’ di paura a star qui sola al buio e le coccole non mi dispiacciono. –

Ci siamo: Eros ha scoccato la sua freccia!

Così nell’intimità chiacchierano ancora un po’, finchè lei propone:
– Sarà meglio ora se cerchiamo di riposare un poco. –
Le ore della notte scorrono lente. Finalmente, verso l’alba le attività dell’aeroporto riprendono gradualmente, in attesa dei primi voli. Ecco che arriva l’addetto del “Lost and Found”, che preleva e mette sul suo carrello i nostri due amici. In ufficio li registra nel computer, quindi li porta nel magazzino dei bagagli smarriti e ve li ripone.

Volete sapere dove? Gigi al numero 256 e Bice al 257, proprio uno accanto all’altra. La gioia di essere ancora vicini li fa esclamare contemporaneamente:
– Che bello! Speriamo che i nostri padroni tardino a venir qui a riprenderci! –

Chissà se sono ancora là?

Due cuori

G.A.

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