Le Fatine Musiciste

Una breve storia per addormentare e far sognare i bimbi più piccoli e, magari, far sorridere qualche cuore più grande …


C’era una volta, ma di certo c’è ancora, un bellissimo grande giardino, che tutti gli abitanti dei dintorni ammiravano. I viaggiatori che passavano da quelle parti, appena ne venivano informati, correvano a visitarlo e ne restavano incantati.

La notizia giunse all’orecchio del Re Temporale, che allora mandò due suoi ambasciatori fin là a vederlo e ad informarsi dei motivi di tale meraviglia. Gli inviati del Re partirono e arrivati sul posto visitarono il giardino; ne restarono entusiasti, quindi cominciarono a chiedere agli abitanti del paese più vicino qual era il segreto di tanta bellezza:
– Perché il giardino è così incantevole? – domandavano in giro, ma nessuno lo aveva ancora scoperto, perciò la risposta era sempre la stessa:
– Stranieri, non lo sappiamo; a nessuno di noi è stato mai svelato. –

I due messaggeri, per non tornare dal Re senza le informazioni che lui assolutamente voleva, si nascosero di notte tra i cespugli del giardino per cercare di rubarne i suoi segreti. E fecero davvero bene, perché così poterono assistere al mattino a uno spettacolo molto speciale.

Le fatine musiciste Al’alba, in mezzo al prato, proprio accanto a dove si erano nascosti, apparvero tre fanciulle; a giudicare dalla musica armoniosa che usciva dai loro strumenti erano certamente tre Fatine. Quelle strane creature stavano una a fianco all’altra, in ordine d’altezza, in piedi, proprio in centro del prato, scalze tra l’erba bagnata di rugiada.

La maggiore era Fata Viola, che ovviamente suonava un violino. Ma era uno strumento assai prezioso con le corde di cristallo dalle quali la Fatina sapeva far uscire delle note davvero dolcissime. Ed erano note così belle che tutti i fiori del giardino cominciarono a sbocciare uno dopo l’altro per la gioia e il desiderio di ascoltare quella musica soave.

La minore, Fata Gelsomina, soffiava lievemente in un flauto tutto d’argento, da cui usciva una melodia così armoniosa, che tutte le farfalle più belle e variopinte del giardino ne erano attratte, infatti stavano arrivando a frotte per posarsi lì attorno sui fiori appena sbocciati.

In mezzo stava Fata Margherita; e suonava su un flauto tutto d’oro, battendo nell’erba il tempo col suo piedino. Lei sapeva far sbocciare dal suo strumento una musica dolce e struggente che faceva battere così forte il cuore a tutti gli animaletti del giardino da farli cadere istantaneamente innamorati del proprio compagno o della propria compagna più vicina.

Con fatica i messi del Re si staccarono da quello splendido concertino, rimontarono sui loro cavalli e corsero ad informare il loro padrone di tale meraviglia.

Il Re Temporale assai ingelosito di ciò che gli era stato riferito, fu preso da una forte irritazione e progettò la sua grande vendetta. Chiamò a sé i Venti più forti, i Fulmini più accecanti e i Tuoni più spaventosi e ordinò loro di colpire con quanta più forza avessero il giardino delle tre Fatine.

I Venti, i Fulmini e i Tuoni radunarono tutte le loro energie, partirono e giunsero al giardino, dove cominciarono a scatenare la tempesta più tremenda mai vista.
– Aiuto, aiuto! – gridavano spaventati gli animaletti, correndo a rifugiarsi nelle tane più segrete e profonde.
– Chi ci salverà? – piangevano le farfalle, che con le ali bagnate dalla pioggia non riuscivano più a volare e fuggire.
– Venite, venite ad aiutarci! – invocavano i fiori, mentre, uno dopo l’altro, i loro petali venivano strappati e trascinati dalle raffiche impetuose.

Le Fatine, che erano andate a riposare nei cuori dei bambini più buoni, per fortuna sentirono i richiami delle creature del giardino e accorsero subito là con i loro magici strumenti. Incuranti della pioggia, dei Venti e del fracasso dei Fulmini e dei Tuoni, iniziarono a suonare la composizione più azzurra, dolce e serena del loro repertorio. Ed allora, come per miracolo, la tempesta cominciò a pian piano a dissolversi.

I Venti si placarono ed andarono a fare il girotondo tra le cime degli alberi.

I Fulmini si spensero e andarono a coricarsi sulle nuvole bianche più soffici.

I Tuoni si zittirono per poter ascoltare e, forse, imparare anche loro, quella musica toccante che non avevano mai conosciuto.

Tutto tornò in breve come il giorno prima, così come era sempre stato e, come di certo, è ancora oggi in quel bellissimo grande giardino, protetto dalla musica delle tre Fatine.

G.A.

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